menu di scelta rapida

clock

torna al menu di scelta rapida

Articolo

lunedì 11 gennaio 2021

Coesione sociale: non un principio ma una condizione necessaria

Coesione sociale: non un principio ma una condizione necessaria

In questi giorni si parla molto di coesione, da quella ricercata in Parlamento alla politica di coesione europea per la gestione delle risorse economiche a disposizione dei territori; si parla soprattutto di coesione sociale e di quanto questa sia necessaria per promuovere uno sviluppo realmente sostenibile e poter uscire da questa terribile crisi. 

Il termine coesione deriva dal latino cohaesus, part. pass. di cohaerere e significa “essere strettamente unito, fare parte”. Se si resta in ambito politico, dunque, ciò che può venire alla mente è la politica di coesione, la principale politica di investimento dell'Unione Europea. Essa offre vantaggi a tutte le regioni e città dell'Unione e sostiene la crescita economica, la creazione di posti di lavoro, la competitività delle imprese, lo sviluppo sostenibile e la protezione dell'ambiente, di cui vi abbiamo parlato a più riprese la scorsa settimana. 
 

Fu Émile Durkheim, padre della sociologia, ad introdurre il concetto di coesione con una visione originale della società secondo la quale l’esperienza collettiva, fatta di affinità e solidarietà tra individui o comunità, trova realizzazione non nella somma delle esperienze dei singoli ma nella loro sintesi.

 

Come decliniamo, oggigiorno, la coesione sociale nel nostro vivere quotidiano e nelle realtà locali dei nostri territori?

 

“Nella consapevolezza che il benessere è esperienza collettiva, o non è. E che la coesione sociale non è una scelta di principio, ma, innanzitutto una condizione necessaria per una comunità che ricerca la qualità della vita. La coesione sociale è ricercata là dove, oggi, si sono aperte le crepe maggiori: il conflitto tra generazioni, tra persone ‘di qui’ e gli ‘stranieri’, tra quelli che ‘stanno bene’ e quelli che ‘non lo stanno più di tanto’ o non lo ‘stanno più da molto tempo’. Tra uomini e donne. [...]”.

 

È quanto si legge tra i documenti del Piano Strategico Metropolitano di Bologna, pubblicato circa una decina di anni fa. Proprio Bologna quest’anno è stata riconosciuta la prima città in Italia per qualità della vita e benessere delle persone. Città capace, come tante altre e forse più di altre ancora, di non arrendersi e di continuare a cercare di conservare la memoria anche dopo tanti, troppi anni da una strage che l’ha fortemente colpita e segnata, così come l’Italia intera che in quei giorni di lì passava. Città capace di continuare a cercare e pretendere la verità, che troppo a lungo le è stata negata. Città capace di accogliere, formare e donare a tutti coloro che per un’ora, un giorno qualche anno o una vita decidono di abitarla e che a loro volta le donano tempo, anni e risorse per renderla città dai tanti primati. 
 

Sviluppare la coesione sociale è ciò che aveva fatto Angelo Vassallo, durante i suoi mandati, a Pollica e nel suo territorio, il Cilento. Il Sindaco Pescatore aveva saputo coinvolgere gli abitanti e i turisti, i residenti e i vacanzieri, i cittadini e “gli stranieri” nella sua grande opera di valorizzazione del territorio e delle sue risorse. Aveva creato un nuovo sistema di sviluppo basato sulle risorse locali e sulla loro promozione e aveva insegnato alla sua comunità che tutti avevano un compito e che tutti ne avrebbero giovato e trovato beneficio se avessero saputo portare rispetto, per le persone, per l’ambiente e per le regole, se avessero coltivato insieme la coesione sociale. Perché, come amava ripetere, “i paesi fanno il Paese”. 
 

E, nonostante siano tempi piuttosto ‘freddi’, i paesi sono fatti di mani che tendono, di necessità condivise, di cuori che sanno restare accesi. Perché una comunità si fa più coesa e più forte nelle occasioni di socialità, oggi bruscamente frenate dalla pandemia, nella reciprocità dello scambio, motore essenziale della cultura rurale dei nostri paesi, e nel dono, istituzione che fonda la coesione sociale.

 

E se “sono i paesi che fanno il Paese”, forse l'insegnamento del Sindaco Pescatore in termini di coesione sociale è proprio questo: ognuno di noi è parte del tutto. Non è un ‘principio’, ma una ‘condizione necessaria’.

 

Cominciamo a lavorarci.

Tutti. Insieme.

Invia un commento
Il libro su Angelo: «Il Sindaco Pescatore»