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lunedì 14 dicembre 2020

L'eco della solidarietà

L'eco della solidarietà

«Non c’è solidarietà senza amore. Anzi, non c’è la felicità, non c’è il futuro dell’uomo e della nazione senza amore […]; l’amore che è a servizio, che è dimentico di sé ed è disposto a donare con generosità».

San Giovanni Paolo II

Mettere da parte se stessi: il primo passo per la solidarietà. L'ego e l'orgoglio del singolo individuo non trovano spazio in questo atto proteso verso l'altro, bisogna spogliarsene da subito.

È forse questo, oggi, il primo e piú difficile passo verso la solidarietà. Questo principio si basa sulla possibilità, la volontà e la capacità di entrare in connessione con l’altro e far sì che egli sia risollevato dallo stato in cui versa, per un domani migliore dell’oggi. La solidarietà si vede nei momenti di crisi, di grandi depressioni, di cambiamenti sconvolgenti. Le storie di guerra ci raccontano della solidarietà. In un paese martoriato dalle bombe e dalla fame, le persone erano unite e solidali: condividevano.

La condivisione è un aspetto della solidarietà. Essa non è solo un atto di generosità, è la capacità di riconoscere nell’altro il suo bisogno e capire da dove iniziare perché si possa aiutare a comprendere la strada verso una soluzione più duratura. Siamo solidali con il vicino che sta attraversando un momento difficile, gli prepariamo una torta, cerchiamo di alleviare la sua sofferenza, il suo dolore attraverso degli atti di generosità. Ricorriamo al principio di solidarietà quando una donna o un uomo hanno subito soprusi o ingiustizie, e allora siamo pronti a firmare petizioni, a scendere in piazza con gli striscioni, a urlare al megafono gli slogan per l’occasione. La solidarietà circoscritta a un momento che fa crescere in noi la compassione, quella che ci mette in contatto, e che va avanti fino a quando l’immagine che ci ha suscitato il sentimento, non sbiadisce nella nostra mente.

Quanto dura la solidarietà? E’ un atto soltanto, è un gesto, è un modo di vivere?

Papa Francesco dice che, “La parola 'solidarietà' si è un po’ logorata e a volte la si interpreta male, ma indica molto di più di qualche atto sporadico di generosità. È di più! Richiede di creare una nuova mentalità che pensi in termini di comunità, di priorità della vita di tutti rispetto all’appropriazione dei beni da parte di alcuni”. Una nuova mentalità che ci riporti al senso di Comunità.

Cosa succede quando le calamità naturali si abbattono sul mondo? Interi paesi si muovono verso i loro conterranei che hanno bisogno. Intere comunità che, prontamente, infilano gli stivali, i guanti, gli impermeabili, impugnano le pale e vanno liberare le case e le città dal fango, insieme, senza nomi, riversati nell'acqua e la terra, tra le macerie di un terremoto, nel dissesto famigliare. Non si è solidali uno alla volta, la forza di tante mani tese, intrecciate, pronte, hanno la forza di risollevare paesi, intere popolazioni, poiché non si resta inermi, ai margini ad aspettare “la generosità” passare. Essa non è fuori da noi, è dentro di ognuno. Saperla riconoscere in sé, permette di riconoscerla anche nell’altro. E’ un atto non scontato e non dovuto che nasce spontaneo per “risonanza”. 

La solidarietà è come un urlo dall’alto di una montagna, dove sotto c’è il vuoto. La voce si perde nell’aria, nel cielo, risuona, rimbomba, ma poi torna indietro al nostro orecchio, come una risposta. Questa è la solidarietà: un suono lanciato verso chi ha bisogno di sentirlo e che è destinato a ritornare indietro, come un'eco, rinnovato, energico e travolgente.

Un singolo atto di solidarietà crea un'onda senza fine, di cui ognuno di noi è una indispensabile goccia.

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