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giovedì 18 marzo 2021

La resilienza negli occhi (e nel cuore)

La resilienza negli occhi (e nel cuore)

No. Non è peregrino parlare di resilienza in un anno che scorre ancora più affannoso e concitato del precedente, trascinando con sé paure, ansie e preoccupazioni.
Viviamo di regole ed eccezioni; di silenziosi sguardi che dicono “anche io”; di corse, tempi di recupero e cadute più o meno rovinose. Sopravviviamo lasciandoci alle spalle persone, attività, sogniAbbiamo cominciato convincendoci che sarebbe andato tutto bene ma abbiamo smesso di crederci quando abbiamo lasciato cadere anche l’ultima certezza e, talvolta inconsapevolmente, abbiamo deciso di costruirne di nuove. E lo abbiamo fatto quando, in una società che va sempre più di corsa, ci siamo fermati e abbiamo ricercato il bello in ogni fatica; quando abbiamo teso una mano in segno di aiuto e abbiamo visto rinascere sorrisi; quando abbiamo provato a migliorarci, resistendo ogni giorno un po’ più felici, ogni giorno un po’ più preoccupati.

Potremmo perderci disquisendo delle più svariate definizioni del termine “resilienza”, dalla filosofia alla psicologia, dall’ingegneria allo sport, passando per le leggi della meccanica, senza tralasciare il fatto che questo concetto, dalla fortuna relativamente giovane, gode di una diffusa simpatia e di una altrettanto diffusa antipatia.

 

Abbiamo preferito, però, cercare la resilienza nella più ostinata resistenza di ciò che è autentico, vero, bello.

È resiliente la natura che riporta la vita in ogni crepa di muro e marciapiede in cui scorgiamo il germoglio di una pianta; è resiliente un uomo che si rialza per affrontare con coraggio e determinazione le avversità della vita, ieri come oggi; sono resilienti gli ecosistemi mediterranei, dove le specie tipiche riescono a ricolonizzare, seppure nell’orizzonte di decenni, le aree distrutte dagli incendi e dalle mareggiate o fortemente degradate a causa dell’incuria umana; è resiliente il leccio che, secondo un meccanismo di difesa estrema dal pascolo intensivo, si sviluppa in forma arbustiva con rami spinosi per tenere lontano gli animali che ne brucherebbero le foglie; sono resilienti i piccoli paesi e i nostri borghi sul mare, sempre più vuoti di persone ma pieni di storia, che restano lì ad aspettarci; è resiliente la lucertola del Namib che, per sopportare l’alta temperatura della sabbia del deserto, solleva a turno le zampe per evitare di ustionarsi; è resiliente chi coltiva e custodisce i propri ideali anche quando il mondo ti spingerebbe a cambiare direzione; sono resilienti gli alberi che con invidiabile tenacia si adattano al terreno che manca sotto le loro radici, all’asfalto e al cemento, svettando a testa alta alla ricerca della luce, non importa a quale costo.

 

Forse sì, basta aprire gli occhi ed il cuore per imparare a riconoscere la resilienza intorno a noi e magari cominciare ad esercitare, in maniera consapevole e attenta, anche la nostra.

 

Non importa a quale costo, gli esseri umani possono anche superarsi.

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