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martedì 2 febbraio 2021

Pánta rheî, accettare la vita in continuo mutamento

Pánta rheî, accettare la vita in continuo mutamento

Pánta rheî, “tutto scorre”. Eraclito sottolinea che l’uomo non può mai fare due volte la stessa esperienza, poiché tutto, nella sua realtà apparente, è sottoposto alla legge del mutamento. Dunque il divenire si contrappone all’essere della scuola eleatica, con Parmenide

L’essere umano nasce, cresce e muore, in un continuo movimento di trasformazione. In questo processo di trasmutazione si muove il nostro Essere, in continua lotta per la Vita.

 

È, dunque, la vita una continua ricerca tra ciò che siamo e ciò che possiamo diventare? Senza voler semplificare il pensiero eracliteo che vede la realtà in continuo cambiamento che, come un fiume, non sarà mai la stessa, ma multiforme e molteplice, mai uguale a se stessa. Così è la realtà e così è la vita. Se la guardiamo in due attimi che si susseguono, noteremo certamente un mutamento. 

E in questo divenire e mutare hanno luogo e convivono i contrari. 

La coppia eraclitea è opposizione/implicazione. La prima può essere uno scontro, un allontanamento, la seconda una presupposizione, i contrari si presuppongono. Implicazione significa creare un legame indissolubile che tiene insieme ciò che non è uguale. 

 

La vita è l’espressione della convivenza e coesistenza di qualcosa e del suo contrario, in perfetta armonia, a volte, dove l’uno può avere la meglio sull’altro e viceversa, in un costante ribilanciamento. 

 

Usiamo il termine "vita", abbinandolo agli aggettivi più disparati: dura, difficile, triste… ma anche bella, talvolta. 

Pare che il pessimismo ricopra questa nostra esistenza, quasi per sentito dire e non perché stiamo veramente vivendo. 

Dunque la vita è polemos e pace. Un eterno conflitto, alla ricerca della felicità o qualcosa che le somigli e che sappiamo riconoscere. Senza conflitto non ci sarebbe evoluzione e senza evoluzione non ci sarebbe vita.

È difficile non pensare al dualismo vita - morte. Laddove c’è vita incombe la morte, o il pensiero di essa. Viviamo per morire, certo e non sappiamo come avverrà, cosa accadrà. Nel tempo dell’attesa che ciò avvenga, continuiamo a vivere lasciando scorrere. 

 

Oggi, in una “società liquida”, come la definisce Bauman, perdiamo i punti di riferimento, tutto si decompone e si ricompone rapidamente, ogni cosa è effimera, anche la vita stessa. 

 

Quanto siamo disposti a spingerci oltre il permesso, per vivere a  pieno secondo i propri principi e valori? Quanto siamo disposti a perdere per rendere onore alla nostra stessa vita, portando avanti i sogni che l’hanno fatta vibrare fino a qui?

 

Impariamo ancora una volta dal Sindaco Pescatore che, apprendendo dal mare e dai suoi studi, sapeva bene che i contrari che lo abitavano lo avrebbero portato a rischiare, anche la vita. Non si è tirato indietro Angelo, anzi si è spinto oltre ogni immaginazione, per vivere a pieno ciò in cui credeva, per sentirsi vivo, anche mentre guardava negli occhi chi la vita gliel’avrebbe tolta. Mentre la vita di Angelo era in divenire, mentre ricercava una nuova armonia, mentre si trasformava in qualcos’altro, egli, forse lo sapeva che non sarebbe morto mai. 

Pánta rheî, tutto continua, inesorabilmente, a scorrere. 

 

“La vita è bellezza, ammirala.

La vita è un’opportunità, coglila.

La vita è beatitudine, assaporala.

La vita è un sogno, fanne una realtà.

La vita è una sfida, affrontala.

La vita è un dovere, compilo.

La vita è un gioco, giocalo.

La vita è preziosa, abbine cura.

La vita è una ricchezza, conservala.

La vita è amore, donala.

La vita è un mistero, scoprilo.

La vita è promessa, adempila.

La vita è tristezza, superala.

La vita è un inno, cantalo.

La vita è una lotta, accettala.

La vita è un’avventura, rischiala.

La vita è felicità, meritala.

La vita è la vita, difendila.”

 

Madre Teresa di Calcutta

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Il libro su Angelo: «Il Sindaco Pescatore»