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sabato 2 gennaio 2021

Si può parlare di speranza collettiva?

Si può parlare di speranza collettiva?

Da dove nasce la speranza?

 

Zeus, per vendicarsi di Prometeo che gli rubò il fuoco, decise di muovere vendetta anche verso i mortali. 

Per prima cosa gli donò una donna, Pandora (dal greco il significato di “tutti i doni”). Ella era l’incarnazione di tutte le virtù femminili:

Afrodite le donò la bellezza.

Era le insegnò le arti manuali.

Apollo le diede il dono della musica.

Atena le diede il soffio vitale.

Ermes le donò la curiosità.

Zeus la insignì del dono più fatale: il vaso. 

 

Al suo interno, il padre di tutti gli dei, rinchiuse tutti i mali del mondo che potevano abbattersi sugli uomini. L’intento era quello di proteggerli, tanto che fece promettere a Pandora di tenere il vaso chiuso fino alla fine dei suoi giorni. 

A causa della sua curiosità, Pandora aprì il vaso e si abbatterono sugli uomini: vecchiaia, dolore, gelosia, malattia, pazzia e vizio. 

In questo modo Pandora condannò gli uomini alla sciagura, mentre Zeus aveva compiuto la sua vendetta.

Subito, Pandora richiuse il vaso, ma dentro ci era rimasta un’ultima cosa: elpìs, che in greco vuol dire "Speranza".

Da quel momento il mondo cambiò e l’umanità fu condannata, fino a quando Pandora non decise di riaprire il vaso e di restituire, finalmente, la Speranza al mondo.

 

La mitologia greca è una tradizione che ci connette alle origini, alle esperienze universali. I miti sono un'esemplificazione di ciò che è stato e che sempre sarà, di mondi imperituri.

Il Mito di Pandora ci restituisce il significato di quella spinta vitale, che ci conduce verso il superamento degli ostacoli e dei cambiamenti che condizionano la vita: la speranza.

 

In ogni tempo e in ogni luogo, in ogni scelta o atto di coraggio, il motore di tutto è la necessità di farcela, di alleviare il dolore e alleggerire il peso della responsabilità

Ci aggrappiamo a ciò che può permetterci di andare oltre l’apparente dissesto o disastro, per riuscire a vedere il bagliore di luce che si nasconde nel buio di un vaso profondo: la realtà.

Brancolando in questo buio, andiamo avanti nel cammino della ricerca della nostra fine e della verità che ci compone, e compone le cose che ci appartengono e ci rappresentano. Creiamo aspettative nella speranza di poterle soddisfare. 

La speranza va di pari passo con la fiducia. Riponiamo la soddisfazione finale in qualcosa che è fuori da noi, che non dipende totalmente dai passi che compiamo ogni giorno.
Essa appartiene ad ognuno ed è di tutti. 

 

Si può parlare di speranza collettiva? 

 

Immaginiamo quest’ultima come ciò verso cui l’umanità intera anela, affinché vengano rispettati e riconosciuti i diritti di tutti, ritrovando il senso di appartenenza al genere umano con i suoi principi fondanti. In questo modo, la Speranza avrebbe un’eco su tutto il pianeta e diverrebbe motivo per ricominciare a credere che ciò che si spera, possa realmente accadere. 

 
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